Un’occhio al passato: Bondage e Polaroid

Quando venni a Berlino, oramai quattro anni e mezzo fa, portai con me una macchinetta fotografica Polaroid che girava da tempo in casa della mia famiglia, senza in realtà trovare un vero e proprio uso.

Pensavo “potrebbe avere un senso associare la mia avventura in questa città con un oggetto vintage degli anni ottanta” (la macchina in questione risale credo al 1982).

Ma non ho mai trovato alcuna ispirazione nell’usarla, anzi, a volte ho pensato di venderla.

Ma nei mercatini della città ce ne sono già abbastanza da non renderla un pezzo di valore inestimabile, tutt’altro, per cui l’ho lasciata lì in camera ad accumulare polvere.

Poi, recentemente, sentendomi invogliata ad essere leggermente più autonoma con la produzione di materiale fotografico (si, sto pensando di approfondire la conoscenza della fotografia, tempo e soldi permettendo), mi è tornata in mente la Polaroid che tenevo lì, in un angolo, ed ho pensato che fosse venuto il momento di rispolverarla e darle il lustro che merita.

In passato un grande fotografo come Araki ha usato macchine Polaroid per narrare le sue storie visive, anche quelle relative al mondo della sessualità. Famose, appunto, le sue foto di Bondage. E questo mi è stato di ispirazione.

Così, comprati tre (costosi) pacchi di pellicola con dentro solo otto scatti ognuno, stamattina mi sono recata con Joan Belle in una località a nord di Berlino, chiamata Birkenwerder dove, percorsi a piedi circa tre chilometri fuori dal centro abitato, ci si ritrova immersi in una foresta di alberi d’alto fusto, perfetta per delle lunghe passeggiate rigeneranti e per gli shooting mattutini di Bondage.

Siamo arrivate abbastanza presto, e ci siamo inoltrate tra gli alberi, una volta percorsi quei tre chilometri per allontanarsi dalle ultime case.

E questo è il risultato, dal sapore crudo, vintage, senza fronzoli, ma che trovo in qualche modo capace di restituire una carica “espressionista” che con le macchine perfette digitali contemporanee può, talora, andare perduto.

“Less is more”.

Per visualizzare la galleria cliccate sulle foto

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. novecentomilaepiu ha detto:

    pensavo che i costosisssimi caricatori Polaroid non fossero più prodotti….
    polaroid deve la sua fortuna proprio allo sviluppo immediato legato al suo brevetto che la Kodak tentò invano di scopiazzarlo con una sua linea di macchine fotografiche similari.
    in bocca al lupo per le tue foto!
    un appassionato di Fotografia

    "Mi piace"

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